Il neo Pannella?

Oggi ho letto le seguenti dichiarazioni di Beppe Grillo sul sistema penitenziario italiano:

“Il sistema punitivo che stiamo adottando è antico come il mondo, ma soprattutto non funziona […] rinchiudere una persona per anni dentro una stanza, oltre ad essere una tortura senza senso, non porta a nulla e non capisco quali risultati dovrebbe portare […] è chiaro che servono mezzi alternativi”.

Siccome in rete circola di tutto ho provato a verificare e parrebbe che abbia realmente detto queste frasi. Resterebbe da capire il contesto in cui sono state formulate e se il senso di queste non sia stato “veicolato”.

Se le avesse sparate così, nude e crude, senza differenziare in base alla natura e alla gravità della condotta antigiuridica, chiederei a Grillo:

“In tal caso, dopo la condanna, che facciamo? I criminali li mandiamo a scontare la pena in qualche villaggio vacanze? Così, magari, si calmano e la smettono di fare i cattivi?”

Scherzi a parte, puntando tutta l’attenzione sulla finalità rieducativa della pena, Grillo, dimentica, specie per i reati più efferati, l’altra sua finalità, quella retributiva che si sostanzia nella necessità di una punizione afflittiva proporzionata alla gravità del fatto commesso!

La risposta punitiva dell’ordinamento dovrebbe anche avere la funzione di soddisfare il bisogno di giustizia che il crimine subito suscita, quanto meno, nelle vittime o nei danneggiati dal reato.

O sbaglio?