Caso “Shalabayeva”



La vicenda delle condanne inflitte in primo grado all’oramai ex questore di Palermo, Renato Cortese, e ad altri poliziotti di varie qualifiche, relativamente al caso “Shalabayeva”, diventa emblematico del concetto che tutto è relativo.
Infatti, pur essendo amati dal proprio personale e stimati dall’opinione pubblica, pur avendo sempre lottato contro la mafia, con ottimi risultati ed arresti eccellenti, pur avendo raggiunto gradi altissimi della gerarchia dirigenziale, quando, malgrado tutto, si viene travolti da “meccanismi” troppo grandi, anche per un alto funzionario dello Stato, si rischia di diventare capri espiatori…

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Invito alla delazione




“Per ogni eretico che veniva arso su rogo, ve n’erano altri mille che sorgevano al suo posto. E perché tutto questo? Perché l’Inquisizione faceva strage dei suoi nemici apertamente, alla luce del sole, e li uccideva quando essi ricusavano ancora di pentirsi, anzi, li uccideva proprio perché ricusavano di pentirsi. Gli uomini morivano perché non volevano saperne di abbandonare la loro fede […]. Più tardi […] ci furono i nazisti tedeschi e i comunisti russi […]. Noi non ripetiamo errori di questo genere. Tutte le confessioni che si fanno qui sono perfettamente sincere. Siamo noi stessi che le facciamo diventare sincere […]. Sarai annullato nel passato, così come sarai annullato nel futuro. Tu non sarai mai esistito”.

“E allora perché vi affannate tanto a torturarmi?” penso Winston […]

O’Brien accennò un sorriso: “tu sei una falla nel nostro disegno, Winston. Sei una macchia che dev’essere cancellata. Non ti ho detto forse, appena un minuto fa, che noi siamo del tutto diversi dai persecutori del passato? Noi non distruggiamo l’eretico perché ci resiste: fino a che ci resiste ci guardiamo bene dal distruggerlo. Noi lo convertiamo, ci impossessiamo dei suoi pensieri interni, gli diamo una forma del tutto nuova. Polverizziamo in lui ogni male e ogni illusione. Lo riportiamo al nostro fianco non solo apparentemente […].  Ne facciamo uno dei nostri, prima di ucciderlo. È intollerabile, per noi, che anche un solo pensiero partecipe dell’errore possa esistere in qualche parte del mondo, pur nascosto e innocuo”. 

(G. Orwell, 1984, trad. it. di G. Baldini, Milano, Mondadori, 1964, pp. 237-238)

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HABEMUS SINDACUM!!!




Corsi e ricorsi… infatti, a più di un ventennio dalla prima volta, torno a disegnare il dottor Gregorio Pecoraro, per la terza volta sindaco di Manduria.
E lo faccio con piacere, perché abbiamo avuto sempre un rapporto cordiale ed in passato, ritengo, abbia fatto cose buone.
Con questa vignetta, che ovviamente gli dedico, gli porgo i miei migliori auguri per questa nuova grande – anzi, visto com’è ridotto il paese – grandissima sfida.
Con l’occasione rivolgo un saluto anche all’avv. Domenico Sammarco, che conosco da quando eravamo (ahinoi!) “curciuli” e reputo una persona perbene.
Confido che saprà capeggiare una opposizione responsabile e costruttiva.
Perché di questo si tratta, “costruire”!
Questo martoriato paese dal passato glorioso, che ha subito – credo senza meritarla – anche l’onta di un lungo commissariamento per mafia, ha bisogno di gente che voglia costruire.
Un augurio di una buona amministrazione a chi ha chiesto ed ottenuto il voto.

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