Cronaca ipotetica di un’aggressione reale

È notte e stai dormendo.

Sei a casa tua, ti senti al sicuro e senti che la tua famiglia è al sicuro.

E invece no!

Senti un rumore, poi un altro e un altro ancora.

Quello che credevi essere un innocuo rumore notturno lascia il campo alla quasi certezza di un’ipotesi ben più inquietante!

Lo stordimento del sonno interrotto viene spazzato via da un senso di terrore: la tua famiglia è in pericolo! Tu sei in pericolo!

Ti ricordi di essere un poliziotto, un poliziotto – se non vincere – deve saper affrontare la paura, ti dici! È il tuo lavoro!

Lasci il letto e corri verso il pericolo per difendere te stesso e chi, quella casa – secondo la tua violata convinzione – avrebbe dovuto proteggere e custodire.

In una stanza oscura del tuo alloggio trovi due individui intenti a derubarti!

Costoro – scoperti –invece di fuggire ti assalgono selvaggiamente con una lametta.

Uno, due, tre, quattro, cinque colpi sul tuo corpo disarmato. Poi perdi il conto.

Sanguini dappertutto, ma in qualche modo, grazie al tuo coraggio o alla disperazione, riesci finalmente a metterli in fuga.

Si lanciano, finalmente, dalla finestra posta al primo piano.

Uno dei due sbaglia il salto e, mentre l’altro si dilegua nella notte, si fracassa gravemente al suolo.

Ancora carico di adrenalina tieni sotto controllo il tuo aggressore, ora inerme, e attendi l’intervento dei tuoi colleghi, di una mano amica!

Scoprirai, in seguito, che quello rimasto a terra – procurandosi una prognosi riservata – ha solo 18 anni, viene dal Gambia e, a dispetto del suo permesso di soggiorno per motivi umanitari, si è già distinto per la sua attitudine a delinquere: nel 2017 è stato denunciato per spaccio di droga, minacce, violenza, percosse e lesioni personali ai danni di dipendenti della comunità per minorenni che lo ospitava e, a luglio del 2018, è stato nuovamente denunciato per furto nella comunità dove risiedeva.

È un delinquente vero, convinto e incallito o un delinquente per necessità?

Forse vero! – pensi – se, invece di scappare, fosse stato lui a colpirmi con tanta ferocia.

Ma non è facile stabilirlo: la paura fa brutti scherzi!

Di certo – pensi – è uno sfortunato rimasto incastrato da una serie di mefistofelici ingranaggi che ne hanno già, forse, irreparabilmente segnato l’esistenza: dal mondo violento e spietato da cui proviene e, probabilmente, appartiene alla falsa e affaristica accoglienza, di sola facciata e senza alcuna reale integrazione, che ha trovato nella sua fallace “Eldorado”.

Ma è meglio se ora penso a me…

Riusciremo mai, io e la mia famiglia, a tornare a dormire di un sonno sereno e sicuro in quella casa profanata da quei due ladri?

Riuscirò a dimenticare quegli attimi di terrore che, se affrontati in servizio, in maniera terza, assumono una prospettiva più distaccata e professionale – perché ci arrivo, più o meno, preparato  e conscio – mentre in questo caso cambia tutto perchè le vittime siamo io e la mia famiglia?

Non lo so!

In ogni caso non potrò dimenticare!